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![]() Politico e Poeta d'altri tempi |
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Ma del padre, giammai conosciuto, dal quale non poté ottenere alcun aiuto, conforto e sostegno, restò sempre fiero, per aver offerto la sua vita per l’Italia ed essendo le sue spoglie sepolte nel cimitero monumentale di Redipuglia. Visse, dunque, la propria infanzia in una famiglia modestissima, tenuta su dal lavoro dei fratelli più grandi: Peppino, il primogenito, autista personale di donna Rachele (Mussolini) e, con l’avvento della Repubblica, agente di polizia in quel di Milano, punto di riferimento di quasi tutti gli emigranti altamurani ivi giunti nel primo dopoguerra; e Giovanni, meccanico, maestro d’arte di tutti i successivi meccanici di Altamura. C’era poi, Marietta, l’unica figlia femmina, che restò sempre a fianco della mamma Grazia (donna fiera e risoluta, vedova a soli 27 anni, che portò il lutto per tutta la vita), ma anche del fratello Donatino e della sua famiglia, con la quale, anche dopo la morte del fratello, convivrà sino alla propria scomparsa.
Ragazzo
vispo ed intelligente, fu messo dalla mamma in seminario. Solo così si
sarebbe garantito gli studi. Dalla vocazione religiosa, però, non subì
mai alcun richiamo, tanto da deludere le aspirazioni materne di avere un
figlio prete, e da proseguire gli studi per proprio conto, impartendo
lezioni private. Una vocazione, sebbene non religiosa, però, non avrebbe
tardato a conquistarlo totalmente. Chiamato anch’egli a combattere
(nella seconda guerra mondiale), tornò fortunatamente sano e salvo, e si
tuffò subito in quella che, ormai, appariva sempre più come la vera
grande passione della sua vita: la politica.
La
strada per fargliela incontrare fu breve:
le materie letterarie, la
storia, i maestri. Primo fra tutti
Tommaso Fiore, concittadino e, dunque,
ottimo iniziatore. Ma, certamente, fu anche quell’aria esaltante che si
respirava nella vicina Matera, dove andò ad insegnare ed incontrò la sua
futura compagna, Maria, che sposò nel 1956. Qui, infatti, fondò una
rivista denominata «Il Sud Letterario», con la quale, nel tempo,
collaborarono i più illustri meridionalisti: Fiore, Salvemini, Levi,
Fraccacreta, ed altri. Furono certamente quelli (1946 – ’56) gli anni
più fecondi di un’elaborazione narrativa, poetica e critica che, solo
in seguito, acquisterà dignità editoriale.
Il
1946, anno del grande referendum istituzionale per la scelta tra Monarchia
e Repubblica, segnò il suo esordio nell’agone politico come fine ed
accattivante oratore, trascinatore di popolo, come poi diranno di lui (e,
naturalmente, scelse la Repubblica). Poi venne il periodo delle grandi
decisioni: e fu ancora lì, dalla parte del popolo, di quello minuto,
contadino, affamato, cui non era ancora stata riconosciuta, se non sulla
carta, la dignità della cittadinanza democratica. E quale ideale poté
meglio incarnare, se non quello del socialismo? A livello nazionale, il partito, uscito dalla clandestinità solo qualche tempo prima, ottenne, proprio nella tarda primavera del 1946, un grande risultato politico. Il 2 giugno si svolsero le prime consultazioni a suffragio universale, non solo per decidere la forma istituzionale dello Stato, ma anche per scegliere coloro che avrebbero fatto parte dell’Assemblea Costituente. Il risorto partito socialista registrò un risultato straordinario, divenendo la seconda forza politica del Paese. pag. 1 di 7
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A
mio padre
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